ABOUT A GIRL Giocatrici sul campo (e a volte anche fuori) - L'importante è che se ne parli -
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45Incontri ravvicinati del… Sesto tipo (Maiorano & Martinez)1. parteE’ passato un po’ di tempo, ma volevo raccontare di una giornata un po’ strana, una di quelle che dimostrano come la vita sia una metafora del basket.
Era il
24 giugno, due giorni dopo le sconfitte al ballottaggio delle elezioni comunali e in quello delle provinciali (rispettivamente con scarti dell’1,4% e dello 0,8%, come perdere di 1 sulla sirena)

che mi avevano lasciato in uno stato di totale prostrazione psicofisica… A ciò si era aggiunto un altro motivo che non sto a dire, anche perché due giorni dopo si è rivelato inconsistente, ma che al momento aggravava il quadro. Sarà stato anche il caldo dell’estate appena iniziata, che quando ti arriva addosso di sorpresa ti dà un po’ alla testa…
Non era come altre volte che magari sei incazzato nero (tipo adesso dopo l’eliminazione al torneo di Binzago), oppure schifato del mondo, ma almeno vivo e con voglia di riscatto o di fare il culo a qualcheduno. No, no, proprio un abbattimento totale, come chi rantola al suolo dopo aver preso 100 bastonate.
Fatto sta che quel giorno lì, avendo qualche ora di anticipo su quello che dovevo fare, inizio a vagare con la macchina, senza una meta precisa, svariando tra tangenziali, svincoli e stradacce di periferia.
Alla fine, quasi per caso, mi ritrovo a
San Maurizio al Lambro, la frazione di Cologno Monzese dove abitava Natalino Carzaniga.
Inevitabili i ricordi un po’ tristi, ripensando al funerale che era iniziato col raduno davanti a casa sua e poi con la cerimonia nella chiesa del paese e infine con la processione al cimitero; ma anche lieti, visto quel che successe dopo, con i playoff vinti dal Geas e poi l’A1 eccetera.
Passato un po’ di tempo a leggere American Superbasket nel parco che si arrampica su una collinetta (presumo artificiale) sovrastante San Maurizio, da cui si può ammirare lo squallido panorama dell’hinterland nord di Milano, me ne vado a mangiare in un ristorante d’alta classe, ovvero un fast food all’interno del centro commerciale Vulcano al confine tra Sesto S. Giovanni e Cinisello, dove – giusto perché il basket non mi lascia mai in pace – scorgo un mio alfiere al torneo di Binzago, Max Guerrato, fresco vincitore dei playoff di C1 con Saronno.
Essendo ormai quasi l’ora di andare a fare quel che dovevo fare, ripiglio la macchina e prendo
viale Italia di Sesto, quella che prendevo per andare al PalaFalck ai tempi gloriosi dell’A2 del Geas. Però stavolta non devo andare lì ma più in centro, allora svolto a destra in una via di cui non mi ricordo il nome. In giro, manifesti di Penati e del suo vittorioso rivale Podestà girano il coltello nella piaga delle provinciali. E poco consola che nella confinante Cinisello, casa delle partite del Geas, il ballottaggio è andato bene. L’atmosfera è quella di un “day after” post-nucleare.
Fa abbastanza caldo nella macchina perché sono tipo le 14.45 e non c’ho voglia di accendere l'aria condizionata. Allora forse è un miraggio quella tipa che vedo a un certo punto di spalle, poco più avanti che cammina sul marciapiede, capelli scuri e lunghi, fisico imponente, un’energum…

ehm, statuaria, volevo dire. Non mi ricordo com’era vestita perché sono pessimo per ‘sti dettagli, ma le braccia fanno abbastanza paura.
Quando le passo di fianco noto chi è: “Figa, è proprio lei, va’ che combinazione”, penso. Ovviamente è
Masha Maiorano, con la quale per puro caso la sera prima avevo avuto una discussione per via telematica, inquantoché diceva di essere incazzata con me per un presunto intervento a sproposito.
Non è che fosse un commovente incontro dopo lungo tempo: ci si era visti appena 3 sere prima all’inaugurazione della nuova palestra di Binzago, dove tra l’altro m’ero tirato addosso ‘na jettatura dicendo che per il torneo preferivo avere una Frantini a mezzo servizio che una qualunque a servizio intero... infatti poi non l’ho avuta per un c..., la Miky nazionale, che alla fine di quella settimana mi avrebbe comunicato il forfait causa fascite plantare.

Va be’, comunque vedendo Masha lì per strada a Sesto, la chiamo e mi raggiunge pochi metri più avanti dove piazzo la macchina in fermata più che momentanea, e mi spiega che sta andando a far palestra, e che non abita più dove abitava prima ma lì vicino a dove siamo, e iniziamo a parlare di basket e anche un po' del resto, tipo del suo nuovo piercing alla lingua (sigh) e di bambini piccoli, perché ogni tanto lei tiene la sua nipotina di due anni.
Dopo il mio immancabile sfogo politico (non sto a dire da che parte sta lei, comunque la politica non la scalda più di tanto, saggiamente), e archiviati gli inutili discorsi sulla famiglia, si passa a discorsi più seri.
«Allora, che news ci sono per l’anno prossimo?», chiedo.
«Ancora niente, sto iniziando a preoccuparmi», fa.
«E dai, altre volte ti è capitato di trovare squadra a luglio inoltrato...», provo a rassicurare.
«Sì, però quest’anno c’è davvero poco in giro. Certo che è un peccato, dopo aver giocato bene a Umbertide...»
«E certo, scoccia... Se vuoi faccio una campagna mediatica di rappresaglia».
«Ma va’ là... Speriamo bene, piuttosto».
«Speriamo, se no c’è il rischio che devi andare a lavorare sul serio».
«Che simpatia, oh!», mi gela.

Poi non potevamo non finire a parlare del
torneo di Binzago, che comincerà di lì a una settimana. «Ridendo e scherzando, è già il quinto anno che lo faccio», dice.
«Veramente è il sesto», la correggo.
«Come passa il tempo», filosofeggia.
«E certo, stiamo invecchiando. Soprattutto io, che sono vecchio dentro», contro-filosofeggio.
«Già, è stata nel 2004 la prima volta al torneo», ammette.
«Yeah, ti ricordi? Ti sei autoconvocata in squadra, ero in un supermercato a fare la spesa, mi arriva ‘sta telefonata, che stavo cercando disperatamente qualcuno per il torneo, e tu ti offri così, su un piatto d’argento, perché avevi letto l’annuncio su Basketcafè… e mi hai chiesto se la nostra era una squadra decente», e mi lascio andare agli struggenti ricordi, come un fiume in piena: «E poi quando sei arrivata là al torneo la prima volta, hai chiesto se c’era in giro qualcuno di famoso oltre a te... impagabile».
«E’ vero... Ma non è che fingo, eh... Sono fatta così».
«Lo so, lo so, figurati...»
«Comunque bisogna dire che mi sono calmata, ultimamente».
«Be’, ma non è che prima fossi fuori controllo... Eri solo un po’ esuberante».
E via così, sull’onda; il primo anno eravamo arrivati ultimi e derisi... ma l’anno dopo abbiamo vinto il torneo. Però dopo un altro anno mi ha mollato per andare nella squadra di Paperinik.
E allora si parla dell’imminente edizione, in cui ciascuno di noi due ambisce più o meno esplicitamente a portare a casa tutto (lei da giocatrice, io da gestore di un’altra squadra) e quindi a battere l’altro... Così persino la grande Masha Maiorano e l’insipido Meur hanno qualcosa in comune. Sicché penso che mi piace di lei che non fa differenze tra un torneo estivo e la stagione agonistica, prende tutto sul serio, pure le classifiche avulse o i roster delle squadre più scarse. Cosa vuol dire “è solo un torneo” o “si gioca per divertirsi”? Se uno partecipa, deve prenderlo come se la sua vita dipendesse dall’esito del torneo. Poi è chiaro che alla fine si volta pagina, ma questa è la mentalità.

In quel momento, certo, non sapevamo che ci avrebbe accomunati anche il fiasco a Binzago 2009... fuori nei quarti tutti e due, io senza Frantini e abbandonato da metà della squadra nella partita decisiva, lei eliminata senza gloria pure nella gara di tiro da 3... Altro che sfidarsi in finale.
Ma almeno, a inizio agosto, quando ormai l’A1 sembrava persa, per lei sarebbe arrivata Napoli.
«Oh, ma... alla fine cosa stai facendo, qui a Sesto?», mi fa.
«Eh, sto andando alla sede del Geas... presentano Nuria Martinez».
«Ah, giusto... Me la saluti?»
«Già, che avete giocato insieme a Schio... ma parla italiano?»
«Sì, abbastanza bene... è molto simpatica, comunque».
«Ok, te la saluto. Ciao, tipa».


Sesto trasuda politica: queste due scritte campeggiano sulla recinzione di un cantiere di fronte al PalaFalck, gloriosa magione del Geas.
2. parteE così, parzialmente tirato su dall’inatteso incontro, vado alla sede del Geas per ‘sta presentazione di Martinez. La sede del Geas, intesa come polisportiva, non solo del basket, sta nel seminterrato di un condominiazzo anni ’50 in viale Marelli, uno stradone alberato di Sesto che potrebbe tranquillamente essere Milano (del resto la metropoli inizia a un chilometro scarso da lì). Fino a qualche anno fa, Masha abitava praticamente di fronte.
Tra i primi che incontro entrando c’è il padrone di casa
Nonino. Il quale mi fa vedere una foto appesa in corridoio, nella quale c’è una donna che non mi ricordo più che sport facesse, ma che, mi spiega il grande vecchio del Geas, è la moglie di quel Podestà che ci ha appena fottuto la Provincia.

Il quale Podestà pare che fosse pure lui un tesserato Geas o qualcosa del genere (anche qui ho rimosso i dettagli per odio). Ci sfoghiamo per la sconfitta: bizzarra solidarietà tra un cattolico e un comunistaccio di vecchia data.
«Pensa che abbiamo perso pure le comunali da me… Per l’1,4%...», mi sfogo.
«Porco D…!»,

commenta.
Buon vecchio Nonino: niente solidarietà pelosa o irritanti analisi sulla crisi della sinistra: no, lui tira un bestemmione, l’unico vero commento quando perdi così, in politica o sul campo.
Eccoci ora nella sala riunioni, nonché sala trofei. Ci sono società che esibiscono con orgoglio due o tre coppette vinte in tornei di paese. Qui ogni parete gronda coppe, persino sugli stipiti delle porte le hanno dovute mettere, fascinose bacheche in legno anni ’60 ospitano trofei in doppia e tripla fila. Impressionante, anche se insieme alle coppe vinte dal basket ci sono pure quelle degli altri sport. Ma ora c’è da salutare l’ospite d’onore.
Nuria Martinez è lì insieme al fidanzato, pure lui spagnolo, o forse meglio dire catalano, visto che lei è di Barcellona, di secondo cognome fa Prat che è anche un sobborgo del capoluogo. Devo dire che non ho ancora conosciuto uno spagnolo antipatico, ma lei sorprende per come mette subito tutti a loro agio: sorridente, simpatica, italiano un po’ artigianale ma decisamente apprezzabile dopo neanche un anno di stanza da noi.

A tenerle bordone lì ci sono le compagne Marticrippa e Manuzanon, mentre in mattinata è stata in giro e poi a pranzo con capitan Frantini, fresca di riconferma. Le porto i saluti di Maiorano e lei s'informa se ha trovato contratto. «Nada», rispondo.
La conferenza stampa non è che si possa definire affollatissima, ma è anche logico visto il periodo dell’anno, e poi a ben pensarci non so quanti giornalisti vadano in media alle presentazioni di giocatrici… Per un dettaglio sulle domande vedi il comunicato di Jacopo Cattaneo (
clicca qua), l’addetto stampa del Geas che era carico a pallettoni e appena Martinez ha finito di presentarsi l’ha tempestata con una raffica.

Ovviamente la domanda d’obbligo era su come si sente a venire dopo Penicheiro. Perché è chiaro che sarà una pietra di paragone parecchio scomoda, visti i miracoli che ha fatto la Divina Ticha nel suo anno al Geas, nonostante il grande Roberto Lurisi le abbia dato solo 7 nella pagella stagionale. Martinez che ha detto al riguardo? Che è uno stimolo e non una pressione venire dopo Penicheiro; che non ha la sua stessa abilità negli assist, ma è una giocatrice di squadra, sa difendere e attaccare in base a ciò che serve; gli piace un allenatore che la lascia decidere in campo. Sul versante “velluzziano” da notare che si definisce timida fuori dal campo, ha due cani e a Schio ha imparato a fare i patchwork (non ho idea di cosa siano e nemmeno m’interessa saperlo).
Considerazioni superficiali nostre: indubbiamente è una giocatrice di valore assoluto, ha vinto 3 medaglie europee, giocato Olimpiadi e Mondiali, vinto la Fiba Cup o come diavolo si chiama, ecc. ecc.: se è a posto fisicamente e le viene data la bacchetta del comando non c’è motivo per cui non dovrebbe rendere, gli unici problemi sono appunto il fatto di venire dopo Penicheiro, ovvero “il miglior play del mondo” come veniva definita dal Geas, quindi se ciò è vero è giocoforza che nel cambio ci si perde; e poi che sebbene sia stata definita come una che ha più punti nelle mani rispetto a Penicheiro, e quindi può giocare da guardia a fianco di Arturi meglio di come funzionasse Ticha, francamente le sue cifre degli ultimi anni non paiono supportare ciò. Il difetto del Geas dei pochi punti nella posizione di guardia, e difesa difficoltosa sulle americane dai garretti di caucciù, rischia di rimanere irrisolto.

Ovviamente stiamo parlando nell’ottica di un obiettivo ambizioso come quello che Roberto Galli ha delineato nella medesima conferenza stampa (ovvero confermare e possibilmente migliorare il piazzamento dell’anno scorso).
La presenza di Crippa e Zanon ha dato l’occasione di parlare anche di nazionali.
Zanon, appena tornata dagli Europei in Lettonia e pronta a partire per i Giochi del Mediterraneo: «Prima di iniziare avremmo fatto la firma per la finale 5° posto, chiaro che per come è andata con la Grecia resta un rammarico. Forse ci siamo sentite a posto troppo presto. Comunque abbiam fatto bene, si è creato un bel gruppo, contro la Lettonia è stato un miracolo. Individualmente avrei voluto giocare meglio: ho trovato difficile rendere in pochi minuti d’impiego».
Crippa, sugli Europei Under 20: «Intanto spero di essere nelle 12, che non è detto (Galli ha ironizzato al riguardo, ndMeur), speriamo di far bella figura, obiettivo non retrocedere, giocare di gruppo, non ci sono fenomeni». Insomma un po’ di comprensibili frasi fatte da parte della ragazza, più interessante la frecciatina finale della veterana.

Dopo le foto di rito a Martinez con la nuova maglia, è già ora di saluti e baci (meno di 40 minuti la durata del tutto; in generale, pur essendo apprezzabile l’italiano di Nuria, forse un appunto è che si poteva utilizzare l’inglese per i discorsi più complessi, o direttamente o usando il g.m. italo-scozzese Merucci come interprete, ma va be’), sicché avendo ancora un po’ di tempo prima di tornare a casa, ne approfitto per passare da un mio amico a pigliare la vhs della finale di Eurolega femminile, Spartak-Salamanca, di un paio di mesi prima (l’avevo vista in streaming ma a spizzichi e bocconi), previa una birretta in un Burger King di periferia vicino alla Certosa di Garegnano, mentre l’amico in questione sta al Gallaratese, ovvero all’estremità nord-ovest di Milano dopo esser partito da San Maurizio al Lambro che sta all’estremità nord-est. Ma per fare incontri ravvicinati del… Sesto tipo, oltre che per scordare la politica, ne val sempre la pena.

Crippa, Zanon e Martinez; di spalle il gm Merucci.

Una piccola parte delle coppe in mostra.

Nuria Martinez mostra la maglia tra il gm Merucci e coach Galli.
NOTA: nella scorsa puntata, un paio di mesi fa, avevamo elogiato le doti di combattente di Sara Ghirardi, ala di Canneto in B2. Non pensavamo che poche settimane dopo avrebbe dovuto mollare il basket, almeno così pare, per l’emergere di un serio logoramento della cartilagine delle ginocchia. Speriamo che non sia uno stop definitivo.
** NOTA DEL 9/9: QUESTA E' L'ULTIMA PUNTATA DI ABOUT A GIRL (DELLA STAGIONE O IN GENERALE, SI VEDRA'. L'INDICE ALL'INIZIO DI QUESTO POST RIMANE QUINDI COME INDICE GENERALE DELLA RUBRICA **Edited by meursault - 9/9/2009, 01:36Archivio 2008/09: About a girl - Bollettino lombardo - E se c'ero dormivo - Peluche LeagueIl torneo di Binzago su Webbasket -
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